venerdì 17 luglio 2015

27. La bella Elvira

Toiano è un antico borgo medievale ad oggi disabitato.
Posto su un colle alto e stretto, fra i paesi di Palaia, Montaione e Peccioli, a pochi chilometri da Volterra. E' circondato da colline di tufo e terreni aridi, erosi dal tempo ed impossibili da coltivare. Caratteristici e spettacolari, sulla strada per arrivare al borgo, impressionano i "calanchi": speroni di tufo dal caratteristico colore giallo-ocra, che possono arrivare anche a 40-50 metri di altezza. Il borgo ha una sola via, via del Castello, lunga circa 50 metri, fiancheggiata da due file di case: alcune sono solide, altre semidistrutte dal tempo e dall'incuria.
La sua storia è antica e la struttura del borgo ne è la prova. Sorto nell’alto medioevo, la conformazione del paese era quella di un complesso castellare nel quale si accedeva tramite un ponte, oggi fisso, originariamente levatoio, ed era composto da un castello, dalla chiesa, dalle povere casa e circondato da mura. Toiano fu da sempre una fortezza molto ambita per la sua posizione elevata al confine tra Pisa e Firenze, se la contesero Lucca, Pisa e Firenze, fino al 1362 quando passò sotto il dominio dei Medici grazie al condottiero Rodolfo II Da Varano che per festeggiare la conquista inviò a Firenze una campana della chiesa di Toiano, oggi posta nel ballatoio di Palazzo Vecchio.
Nel 1364 Toiano fu distrutta dagli stessi Fiorentini in segno di pace nei confronti dei Pisani e fu restituita a questi ultimi. Gli abitanti di Toiano ricostruirono nuovamente il paese, rinominato Toiano Nuovo, che sventuratamente nel 1406 ritornò sotto il dominio di Firenze. Toiano raggiunse il suo massimo splendore nell’800, quando contò 521 abitanti. Un lento declino segnò poi il piccolo borgo fino al boom economico degli anni ’60 durante il quale le poche decine di famiglie rimaste, migrarono in cerca di fortuna. Le grandi industrie della Valdera, come la Piaggio, richiamarono moltissima manodopera che abbandonò i piccoli paesi come Toiano per popolare le valli circostanti. Oggi Toiano è un paese fantasma e due sono i suoi problemi principali:
la mancanza di acqua corrente nelle case; la pericolosità geologica del sito che potrebbero essere a rischio crolli causati dall’erosione del sottosuolo.
Camminando per le strade di Toiano il silenzio circonda il visitatore e solo qualche rumore della natura attrae l’attenzione. La vista che si gode dal borgo è mozzafiato, guardano a sud si può vedere Volterra e Peccioli, a nord invece svettano le Apuane e, ad est, si può scorgere San Miniato. Percorrendo l’unica via del paese, via del Castello, si arriva alla vecchia chiesa, ormai sconsacrata, risalente all'XI secolo e dedicata a San Giovanni Battista. La chiesa è stata oggetto di svariati furti e atti di vandalismo e al momento la porta d’accesso è stata chiusa con lucchetto per preservare il poco rimasto. Le antiche case fiancheggiano la strada ed alcune sono state in parte ristrutturate vecchie, cantine e granai spalancano le loro porte a chi visita questo sparuto gruppo di case. Prima di entrare a Toiano, sulla sinistra, un piccolo cimitero cattura l’attenzione, un po’ rovinato come il resto del paese, conserva ancora una piccola cripta familiare molto suggestiva, l’ultima croce posata su questo suolo è datata 1999 e porta il nome di Nella Veracini, nata il 1913, le altre, in parte crollate, sono molto più vecchie. Sul retro del cimitero una catasta di lapidi divelte.
Toiano non è noto solo per la sua bellezza, ma anche per un triste fatto di cronaca nera accaduto il 5 giugno 1947, il giorno del Corpus Domini. Tutti rimasero sconvolti e forse morbosamente attratti dalla vicenda di Elvira Orlandini, detta "la bella Elvira" che fu trovata sgozzata nel Botro della Lupa, zona nei boschi di Toiano, dov’era andata ad attingere acqua. Il 16 apirle 2006, sulla Nazione, Giuseppe Meucci raccontò così questo terribile assassinio: «I parenti, dopo averla cercata per ore, la trovarono priva di vita, il corpo insanguinato parzialmente nudo. Una coltellata le aveva quasi staccato la testa dal collo. I carabinieri cercarono a lungo, ma il coltello non fu mai trovato e mancava anche un indumento intimo che Elvira indossava quando uscì di casa. Incolparono il fidanzato, Ugo Ancillotti, contadino anche lui, che fu poi assolto dopo due anni di carcere e alla fine di un processo che si trasformò in psicodramma collettivo. Cominciò di fronte alla corte di assise di Pisa nel marzo 1949 ma fu presto trasferito a Firenze per "legittima suspicione", tale era la pressione dei curiosi che ogni mattina si presentavano a centinaia di fronte all’aula, con gli animi accesi, divisi fra innocentisti e colpevolisti. C’era chi voleva vedere la "belva" di Toiano condannata senza pietà, chi prendeva le difese del bravo giovane appena reduce dalla guerra. Ma anche a Firenze il processo non si svolse in un clima sereno. Avidi di particolari intimi sulla storia d’amore di quei due contadini e sui sospetti che venivano sollevati sulla condotta della "bella Elvira", gli spettatori del processo parteciparono con inusitata veemenza al dibattito. Provocarono addirittura incidenti, ci furono scontri, tentativi di aggressione ai testimoni ritenuti reticenti e più di una volta i carabinieri furono costretti a sgomberare l’aula e sedare i tumulti. Almeno duemila persone si affollavano ogni giorno davanti all’edificio della corte d’assise di Firenze, allora in piazza della Repubblica, e i book¬maker clandestini raccoglievano scommesse aggiornando le quote di ora in ora a seconda dell’andamento del processo. Del delitto di Toiano si cominciò a parlare anche all’estero e non mancarono neppure i rabdomanti, i maghi, le lettere anonime. In una sola giornata il presidente della corte d’assise di Firenze ne ricevette quindici.
Tutte con il nome del vero assassino, che non era quello dell’ Ancillotti, ma un altro che correva di bocca in bocca. Il paese di Toiano divenne popolare in tutta Europa. Il culmine si ebbe il 14 luglio 1949, quando i giudici decisero di compiere un sopralluogo al Botro della Lupa, dove Elvira aveva incontrato il suo assassino. Mentre giudici, avvocati e cancellieri stanchi e accaldati si fermano a bere alla sorgente, intorno fanno ressa centinaia di persone, solo una piccola parte di quelle che si erano mosse per andare al Botro della Lupa. Le altre, tentando di aggirare i posti di blocco dei carabinieri, non riuscirono a orientarsi nei sentieri intorno a Toiano e si persero nei boschi dove vagarono fino a notte inoltrata. Poi l’assoluzione di Ugo Ancillotti per insufficienza di prove e il suo ritorno in paese da trionfatore.»
Ugo Ancillotti è morto nel 2013 all'età di 91 anni. I funerali si sono tenuti sabato 30 marzo nella nella chiesa di Santa Colomba a Bientina.
Fu l’unico imputato nel processo della morte della 'Bella Elvira' e per anni aveva rivendicato la propria innocenza e la voglia di verità su una storia di cronaca nera che non ha mai avuto la sua risposta.
Ancillotti, rappresentante di prodotti chimici per l’agricoltura prima della pensione, si sposò sei anni dopo con Lina da cui ebbe due figli, trasferendosi da Toiano alle Quattro Strade.
Un delitto rimasto insoluto, e un mistero ancora del tutto aperto: il volto sorridente della povera contadina è ancora oggi visibile sul ceppo di marmo eretto sulla strada tra Palaia e Toiano. Del tragico fatto di sangue è stata realizzata anche una rappresentazione teatrale intitolata: "Chi ha ucciso la Bella Elvira?".
Subito dopo il delitto, strane visioni interessarono il paese di Toiano, visioni di una bella ragazza con i capelli neri e un lungo abito rosso del suo sangue, versato dalla gola recisa. Ci furono molti, in paese, che giurarono di aver visto il fantasma di Elvira passare di casa in casa, cercando tra quelle mura il proprio assassino. E ancora oggi si dice che il fantasma di Toiano continui ad aggirarsi tra le case spettrali del borgo abbandonato, cercando e pretendendo giustizia.










1 commento:

  1. Si dice che l'assassino sia stato " il Signorino " come veniva chiamato il signore del paese che viveva nella bella villa di Toiano e che dava spesso feste in occasione delle quali veniva chiamata come servetta anche la bella Elvira.

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